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I decreti nazionali sull'origine e il mercato unico UE

Recentemente la Commissione europea ha concesso il nulla osta (alla luce dell’impegno che sarebbe stato assunto al massimo livello politico, nonostante le forti perplessità tecniche esistenti) ad un decreto francese in materia di origine. Una decisione quanto mai preoccupante in un’ottica di salvaguardia del mercato unico europeo. Ma ancor più allarmante appare il fatto che, sulla base del semaforo verde di Bruxelles, anche altri Paesi UE stanno replicando l’iniziativa francese, che non solo ostacola, ma inverte la tendenza verso l’armonizzazione normativa all’interno dell’Unione europea.
Tra questi l’Italia.
Tuttavia a differenza della legge italiana, il decreto francese riguarda l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine non solo del latte e del latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, ma anche delle carni utilizzate come ingrediente.
Differenza che purtroppo però non cambia il risultato in termini di disgregazione del mercato unico.

Al di là della forma poco istituzionale e discutibile seguita (un Ministro di uno Stato come la Francia che twitta di aver ricevuto l’approvazione informale dal Commissario europeo competente sul suo provvedimento, mentre l’atto legislativo in questione risulta essere ancora formalmente oggetto di analisi da parte dei servizi competenti a Bruxelles), sul provvedimento francese, ormai pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d’Oltralpe, colpisce il comportamento del legislatore europeo.
La Commissione da un lato pubblica studi con cui si dimostra che i benefici per il consumatore derivanti da simili iniziative legislative sarebbero decisamente inferiori ai costi aggiuntivi che lo stesso è chiamato a pagare, dall’altro preferisce deresponsabilizzarsi autorizzando la Francia a procedere in un senso opposto a quello ritenuto opportuno a livello comunitario. Con l’aggravante della consapevolezza che questo esempio è in fase di imitazione da parte di altri Paesi europei e che sta portando ad una totale frammentazione del mercato unico UE.

L’indebolimento del mercato unico
Il punto strategico è proprio il mercato unico. Non dobbiamo dimenticare che il settore alimentare è oggi chiamato a sviluppare le proprie strategie di sviluppo in un contesto di crescita economica modesta, minori risorse naturali, prezzi delle materie prime e dell’energia strutturalmente alti e difficoltà nell’accesso ai capitali. Il prerequisito irrinunciabile per affrontare le sfide del futuro, per crescere in maniera sostenibile, innovare, creare lavoro ed allo stesso tempo continuare ad offrire ai consumatori alimenti sicuri, di qualità e con un bilanciato profilo nutrizionale, non può che essere un solido mercato unico. La recente crisi ci ha dimostrato quanto sia ancora forte la tentazione, specie nei momenti di maggior difficoltà, di voler ridimensionare il mercato unico cercando rifugio in forme di nazionalismo economico.

Il mercato unico è uno strumento essenziale al servizio dell'Unione europea. In primo luogo, costituisce la condizione necessaria, per quanto non sufficiente, per il corretto funzionamento dell'economia europea, così come il corretto funzionamento dei mercati interni è alla base dell'economia nazionale. In secondo luogo, e in maniera ancora più importante, la solidità del mercato unico è un fattore essenziale per la salute generale dell'Unione europea, proprio perché fondamento stesso del progetto di integrazione. Ma il mercato unico è uno strumento, non un fine.

La sfida consiste nel portare avanti l'integrazione europea – scongiurando i rischi evidenti di disintegrazione – in una società che appare meno disposta all'integrazione di quanto non lo fosse nel 1957, all'epoca del trattato di Roma, o nel 1985, all'epoca del Libro bianco di Delors. In alcuni settori (energia, capitali, digitale) il mercato unico è ancora in uno stato embrionale. In altri, nonostante abbia raggiunto la fase della maturità, ha bisogno di una manutenzione costante e di continui miglioramenti per far fronte, tra le altre cose, alle minacce di nazionalismo economico che difficilmente scompariranno ed alle distorsioni della concorrenza indotte dai governi.

Questo è il caso del mercato unico degli alimenti a proposito del quale l'Europa si trova ad un bivio: andare avanti, con risoluzione e determinazione, o ricadere nella mediocrità.