News

Pronunciamento del WTO sul bando russo all’importazione di prodotti suini

Lo scorso 19 agosto un gruppo di alto livello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ha dichiarato illegale, in base alle norme del commercio internazionale, il bando imposto dalla Russia sulle importazioni di suini vivi, carne suina fresca e altri prodotti derivati provenienti dall’UE.

La decisione riguarda il divieto, imposto dalla Russia a partire dal 27 gennaio 2014, di importazione per carni suine, frattaglie e prodotti suini non sottoposti a specifici trattamenti di cottura o stagionatura provenienti dall’Unione europea, a seguito dell’insorgenza di focolai di Peste Suina Africana in Lituania e Polonia e in zone dell’UE vicine al confine con la Bielorussia.
Il gruppo di alto livello ha riconosciuto che il rifiuto da parte della Russia di accettare l’importazione di prodotti suini dell’UE e di modificare di conseguenza le condizioni previste dai certificati sanitari di scorta alle spedizioni equivale a un bando sulle importazioni su scala europea. Tale misura non si fonda su disposizioni internazionali in materia e viola le norme dell’accordo dell’OMC sull’applicazione delle misure sanitarie e fitosanitarie.

Il gruppo ha ugualmente condannato singoli divieti imposti dalla Russia sulle importazioni da Polonia, Lituania ed Estonia. La decisione trasmette un segnale forte alla Russia e a tutti i membri dell’OMC per quanto riguarda l’obbligo di rispettare le norme internazionali e, in particolare in questo caso, sia il principio della regionalizzazione (che consente il commercio con singole zone di un Paese che siano riconosciute indenni da malattie, anche quando la situazione sanitaria nel resto del Paese non è favorevole) sia l’obbligo di effettuare una valutazione dei rischi fondata su dati scientifici. Il gruppo di esperti ha sottolineato che i membri dell’OMC possono esercitare il loro diritto di stabilire livelli adeguati di protezione sanitaria per il proprio Paese e, di conseguenza, di limitare le importazioni sulla base di motivazioni sanitarie, solo quando ciò avviene nel rispetto delle regole dell’OMC.

La Commissione europea ha commentato la decisione dichiarando che “l’UE dispone di uno dei più efficaci sistemi di sicurezza alimentare e di salute degli animali del mondo, un sistema che prevede, tra l’altro, standard elevati e rigorose norme in materia di gestione del rischio. La decisione dell’OMC conferma che le misure adottate dalla Russia nei confronti dell’UE hanno poco a che vedere con effettivi rischi sanitari. I prodotti dell’UE sono sicuri e non vi è quindi alcuna necessità per alcun Paese di mantenere ingiustificate restrizioni alle importazioni”.
Ha aggiunto che “la UE continuerà a ricorrere alle procedure dell’OMC al fine di garantire che le regole del commercio internazionale siano effettivamente rispettate. Infatti, il meccanismo di risoluzione delle controversie dell’OMC rimane l’opzione più efficace per affrontare ostacoli rilevanti agli scambi commerciali e quindi per accrescere la certezza del diritto e la prevedibilità per il commercio”.

La relazione del gruppo di esperti può essere impugnata entro 60 giorni; se entro tale termine non perverrà alcun reclamo, la relazione sarà adottata e la Russia sarà tenuta a rispettare la raccomandazione. In realtà, per la maggior parte dei prodotti in questione gli scambi commerciali con la Federazione russa continuano ad essere fortemente limitati dall’embargo imposto sui prodotti agroalimentari dell’UE con decreto del Presidente Putin nell’agosto 2014 e confermato fino a gennaio 2017, quale contromisura alle sanzioni adottate dall’Europa nei confronti del Cremlino a seguito degli scontri avvenuti in territorio ucraino. Con l’embargo si è esteso il divieto di esportazione arrivando a includere la maggior parte dei prodotti a base di carne; di fatto siamo di fronte ad una pressoché totale chiusura del mercato, con danni diretti e indiretti su tutta la filiera industriale: le aziende di macellazione non possono più né esportare direttamente i prodotti freschi né fornire la materia prima per l’esportazione dei salumi alle aziende di trasformazione, che non possono più accedere al mercato della Federazione russa.

Il presidente Federalimentare, Luigi Scordamaglia, ha commentato il pronunciamento dell’OMC ribadendo che “non è con i ricorsi che si superano gli ostacoli tra Unione europea e Russia. Il rispetto delle regole che l’adesione al WTO comporta è certamente importante, ma è del tutto illusorio pensare che gli attuali ostacoli all’interscambio alimentare tra UE e Russia si possano superare mediante pronunciamenti tecnici del WTO che magari danno ragione sul merito tecnico di regole burocratiche ma lasciano irrisolti i problemi politici. Continuiamo perciò a fare appello alle due parti affinché facciano entrambe un passo avanti per la revoca delle sanzioni e contro-sanzioni che hanno comportato un danno alle esportazioni agroalimentari italiane di oltre 250 milioni di euro. È necessario puntare sul superamento delle sanzioni, come primo passo verso una integrazione di mercato sempre più stretta. Che è evoluzione inevitabile e sinergica fra le due parti, per la creazione di uno dei principali mercati mondiali di consumo e produzione”. Tuttavia, l’importanza sistemica delle conclusioni del gruppo è innegabile, in quanto ricordano alla Russia i suoi obblighi internazionali e il fatto che tali obblighi non possano essere arbitrariamente ignorati.