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ASSICA sul Farm to Fork: delusione per un'occasione persa

Delusione e rammarico per aver perso un’occasione sono i sentimenti che ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, prova leggendo la strategia “Farm to Fork” presentata dalla Commissione europea. La pubblicazione è stata rimandata per far tesoro degli insegnamenti dell’emergenza COVID in corso durante la quale il settore dei salumi ha garantito continuità negli approvvigionamenti e nelle forniture, sicurezza negli stabilimenti, qualità e sicurezza di prodotti dal fondamentale apporto nutrizionale in un regime alimentare bilanciato, base di solide condizioni di salute.

“Siamo pronti a impegnarci in una strategia di sviluppo sostenibile che valorizzi ed aiuti a crescere il nostro settore, in una vera e propria “Politica Alimentare Comune”, e invece ci troviamo una lista di accuse da cui difenderci, obblighi da rispettare con prospettive commerciali per il futuro incerte.
Nel testo approvato rileviamo una contrapposizione diffusa tra prodotti di origine animale e prodotti di origine vegetale. Cattivi o quantomeno sospetti i primi, buoni ed esenti da difetti o impatti ambientali i secondi. Avremmo preferito un approccio più equilibrato da parte della Commissione europea. Ci saremmo aspettati fosse stata più obiettiva, che nel testo fosse quantomeno considerato che una dieta equilibrata dovrebbe includere tutti gli alimenti”
ha affermato il Presidente di Assica, Nicola Levoni.

“In tema di etichettatura d’origine, da anni il nostro settore chiede un regime armonizzato UE, che soddisfi la richiesta di informazioni per tutti i consumatori europei e garantisca la competitività delle aziende. Ci fa piacere che la Commissione lo proponga e ci auguriamo che la regola sia imposta a tutti i settori oltre che a tutti gli Stati Membri e che quindi anche i consumatori vegani e vegetariani abbiamo il diritto di conoscere, per esempio, l’origine dei milioni di tonnellate di materie prime di origine vegetale che l’UE importa ogni anno. C’è poi la questione dell’etichettatura nutrizionale fronte pacco che, a differenza di quanto dichiarato da alcuni Commissari pochissimi giorni fa, sarà obbligatoria. Ancora non sappiamo, però, che sistema sarà.
Speriamo sia un sistema informativo che non implichi una classificazione degli alimenti, che per quanto si cerchi di avvalorare scientificamente non può ridursi alla mera applicazione di un algoritmo matematico ed infine, ma non meno importante, che non si presti a strumentalizzazioni commerciali. Non dovrebbe infatti obbligare le nostre aziende a modificare le loro ricette tradizionali, che non possono essere aggirate o messe in pericolo da schemi astuti il cui obiettivo reale, nascosto dietro all’informazione dei consumatori, è ottenere vantaggi competitivi impropri minando aspetti difficili da copiare o imitare come la tradizione e la cultura”
ha continuato Levoni.

“Ci preoccupa inoltre il piano d’azione allegato alla strategia. Un susseguirsi di scadenze rispetto alle quali saranno fissati nuovi obblighi per le aziende: solo entro il 2021, un codice di condotta, la riformulazione (impossibile cambiare le ricette dei nostri salumi tipici), imposizione di limiti massimi di alcuni nutrienti (la riduzione del sale nei nostri prosciutti è già arrivata al limite) criteri di sostenibilità. Poi nel 2022 avremo i profili nutrizionali, la revisione della direttiva sui materiali a contatto con gli alimenti; etichettatura nutrizionale fronte pacco obbligatoria; indicazione d’origine obbligatoria” ha concluso il Presidente.