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Assemblea ASSICA 2020: il settore salumi va avanti, tra luci e ombre

ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, è l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito di Confindustria, rappresenta le imprese di produzione dei salumi (sia di carne suina sia di carne bovina), di macellazione suina e di trasformazione di altri prodotti a base di carne (carne in scatola, grassi e strutto, ecc.). ASSICA raggruppa 176 aziende che rappresentano circa l’80% del fatturato del settore che nel 2019 è stato pari a 8,128 miliardi di euro.

Quest’anno l’Associazione ha organizzato la sua Assemblea, l’atteso appuntamento annuale con gli Associati, in forma strettamente privata, nel rispetto delle norme anti COVID-19. E’ stato comunque un momento di riflessione che è servito per fare il punto su un settore che aveva già vissuto nel 2019 il suo “annus horribilis”. Ricordiamo infatti che nel corso del 2019 il forte incremento dei costi della materia prima, dovuto all’esplosione della domanda cinese seguita alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA) in Oriente, ha creato uno shock nel mercato delle carni suine. Le aziende si sono trovate a fronteggiare da un lato costi della materia prima arrivati a livelli record, dall’altro un mercato, sia nazionale sia estero, in difficoltà.
“Con la diffusione del COVID-19, siamo stati catapultati da una situazione che ci sembrava difficile ad una realtà ancora più dura, inimmaginabile, e con gravi effetti sulle persone e sull’economia mondiale. In questa situazione, ha affermato Nicola Levoni, Presidente di ASSICA – ci siamo tutti impegnati per continuare a produrre garantendo la sicurezza per i nostri lavoratori e le loro famiglie, assicurando al contempo le forniture di cibo buono, sano e sicuro”.

Nonostante le aziende alimentari non si siano fermate, questo non le ha preservate dalle perdite che ci sono state nella produzione, nei consumi e nell’export. Dal lato della produzione, gli impianti di macellazione e di lavorazione hanno registrato un rallentamento sia per l’implementazione di norme di distanziamento volte a garantire la sicurezza lungo le catene produttive sia per le aumentate assenze dal lavoro dovute alla fruizione dei congedi, con un calo produttivo rispetto alla situazione"pre-COVID-19" di circa il 20%. Queste dinamiche hanno determinato una spinta depressiva sui prezzi di suini e carni suine, soprattutto con riferimento al circuito delle produzioni tipiche.
Sul fronte della domanda, il lockdown e la chiusura del canale Ho.re.Ca. hanno determinato le conseguenze più rilevanti: un calo repentino, intorno al 20%, della domanda interna e un rallentamento delle vendite verso i Paesi che hanno adottato provvedimenti simili a quelli italiani.

Per quanto riguarda i consumi interni, si è assistito ad un cambiamento nelle abitudini dei consumatori che, nei mesi di lockdown, hanno preferito l’acquisto di salumi preaffettati invece che quelli venduti al banco taglio. Una soluzione questa che aveva in sé due vantaggi: maggiori scorte alimentari e riduzione del tempo di permanenza nel supermercato.
Il preaffettato è stato quindi il prodotto che ha permesso di contenere le perdite, non solo nel mercato interno ma anche a livello internazionale.

“Nel primo trimestre 2020 l’export ha mostrato un risultato davvero inatteso, registrando un contenuto calo in quantità (-1,0% per 40.961 ton) ma una importante crescita in valore (+10,1% per 385,6 milioni di euro) grazie alle esportazioni di prodotti ad elevato valore aggiunto, in particolare salumi preaffettati” ha continuato Levoni.

I dati mostrano come i timori circa un pesante blocco delle esportazioni, ipotizzato nelle prime fasi dell’emergenza, siano stati affrontati rapidamente grazie a due fattori chiave: l’intervento della UE che ha impedito che le misure di contenimento del contagio adottate dagli Stati Membri si trasformassero in situazioni discriminatorie nel mercato unico, l’innovazione contenuta nei nostri prodotti e l’elevato livello delle misure igienico-sanitarie adottate dai nostri produttori che ha permesso di proporre prodotti sicuri e in grado di offrire, in fase d’acquisto, le garanzie richieste dal consumatore.

“Nonostante il risultato complessivo dei primi tre mesi sia confortante rispetto alle aspettative, i dati evidenziano diverse fragilità che ci preoccupano: innanzitutto l’importante calo a volume negli invii di prosciutti crudi stagionati, che da sempre sono il prodotto di punta del nostro export; in secondo luogo l’arretramento, sempre in termini di volumi, dei nostri due principali mercati di riferimento – Francia e Germania- e della UE; infine l’indebolimento a livello mondiale dell’economia. Il timore è che, passato questo periodo di emergenza in cui la priorità dei consumatori è stata quella di garantirsi gli approvvigionamenti di cibo sicuro, si passi ad una seconda fase in cui la riduzione dei redditi possa compromettere anche la domanda estera”.

Sul fronte della macellazione dei suini la situazione non è stata confortante: il rallentamento sulle linee di produzione ha comportato un problema di gestione degli animali vivi e di forniture e scorte che sta mettendo a rischio tutta la filiera suinicola. Nel periodo gennaio-marzo 2020, secondo i dati ISTAT, le macellazioni di suini hanno registrato un -14,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con picchi del -19,9% in febbraio e -18,4% in marzo.

“Abbiamo bisogno di interventi che permettano alle aziende di sopravvivere a questo difficile momento e chiediamo al Governo di attuare misure di supporto per tutti gli anelli della filiera: dalle aziende di trasformazione, alla macellazione, fino all'allevamento. E’ inoltre prioritario affrontare la questione interna al nostro Paese, dove i danni subiti da tutte le parti in causa stanno mettendo a rischio la produzione del suino “pesante” e con esso tutte le produzioni della tradizione salumiera italiana.
In questo difficile scenario economico, e tenuto conto delle nuove abitudini e paradigmi di consumo, l’impegno futuro di ASSICA sarà indirizzato a promuovere una cultura della sostenibilità in tutti gli operatori della filiera, attraverso incontri, seminari, webinar e video tutorial. Dobbiamo ripartire tutti insieme e in modo sostenibile!”
ha concluso Levoni.


FOCUS VENDITE GDO GENNAIO-MARZO 2020


La diffusione del COVID-19 ha avuto un profondo impatto sulla filiera suinicola italiana, innanzitutto perché si è sviluppato proprio a partire dalle regioni più importanti dal punto di vista produttivo (Lombardia ed Emilia-Romagna), in secondo luogo perché l’Italia, che ha pagato un duro prezzo in termini di decessi, ha adottato misure restrittive incisive per un periodo piuttosto lungo. La chiusura del canale Ho.re.Ca ha sottratto una fetta importante di consumi di carni fresche e di salumi penalizzando principalmente prodotti ad alto valore aggiunto.

A fronte di queste dinamiche, soprattutto nella prima fase dell’emergenza, sono cresciuti gli acquisiti di carni e salumi in GDO che hanno registrato veri e propri picchi; basti pensare che nella settimana terminante il 15 marzo 2020, quella successiva all’inizio del lockdown, si registrò un vero e proprio “assalto dei supermercati” a causa dei timori della popolazione su possibili interruzioni nella catena degli approvvigionamenti. Questa tendenza si è tuttavia stemperata con il passare delle settimane, pur assestandosi le vendite in GDO su livelli superiori a quelle dello stesso periodo dell’anno precedente.

Dal 24 febbraio al 24 maggio gli acquisti in GDO sono cresciuti complessivamente del +4,6% a volume e del +8,5% a valore. Particolarmente vivaci sono risultate le vendite a peso imposto (+13,8% a volume e +22,8% a valore), mentre il banco taglio ha evidenziato un calo (-7,4% a volume e -6,3% a valore), a causa delle mutate abitudini di acquisto, che hanno privilegiato prodotti (prevalentemente preaffettati) caratterizzati da una shelf life più lunga e modalità di acquisto più rapide. Le vendite in GDO non hanno compensato la flessione delle vendite nell’Ho.re.Ca.