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Primo caso di Peste suina africana in Germania

Come riportato anche nel mensile edito da ASSICA L'Industria delle Carni e dei Salumi, il 10 settembre scorso il Ministero dell’Agricoltura tedesco ha annunciato la prima positività per Peste suina africana (PSA) in un cinghiale. Il giorno precedente era stata ritrovata nel Brandeburgo, a circa 6 km dal confine tedesco-polacco, la carcassa di una femmina di cinghiale, sottoposta a campionamento per testare la presenza del virus della PSA, poi confermata ufficialmente il 10 settembre.

Sebbene ci sia una recinzione lungo questo confine, si ritiene probabile che l’animale fosse in migrazione dalla Polonia (considerato che la distanza tra il luogo di ritrovamento della carcassa e il più vicino caso confermato di PSA in Polonia è di 30 km), oppure che sia venuto a contatto, direttamente o indirettamente, attraverso la recinzione, con un animale infetto. L’origine, al momento, non è però chiara e le Autorità tedesche non escludono nemmeno che, diverse settimane fa (considerato lo stato di decomposizione della carcassa), il virus sia stato introdotto nel Paese attraverso alimenti contaminati. Negli ultimi mesi, la Germania aveva rafforzato la sorveglianza della fauna selvatica – tanto che ogni carcassa trovata, anche con l’ausilio di droni, viene sottoposta a test per la PSA – e aveva intensificato la caccia al cinghiale. Lo scorso mese di giugno aveva completato l’installazione di 120 km di recinzione elettrificata lungo tutto il confine tra Brandeburgo e Polonia, lungo i fiumi Oder e Neisse. Tuttavia, considerato il numero di casi positivi nei cinghiali e, più di recente, dei focolai nei suini domestici in territorio polacco, questa prima segnalazione di positività fatte dalle Autorità tedesche non può sorprendere.


La Germania è uno dei Paesi leader nell’allevamento di suinie nella produzione di carne suina, sia a livello europeo che mondiale. Con un volume di produzione di 5 milioni di tonnellate è al terzo posto dopo Cina e Stati Uniti e con un volume di esportazioni di 2,9 milioni di tonnellate, è il primo Paese esportatore di carni suine. Qualsiasi focolaio nella popolazione suina domestica avrebbe drammatiche conseguenze per l’industria tedesca del settore.

Alla luce della conferma della positività e della conseguente istituzione dell’area infetta da parte delle Autorità tedesche, la Commissione europea, al fine di prevenire inutili perturbazioni
degli scambi all’interno dell’Unione e di evitare ostacoli ingiustificati al commercio da parte di Paesi terzi, ha adottato la Decisione di esecuzione 2020/1270, nelle more di ulteriori valutazioni che verranno effettuate dallo Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed del 23 settembre in base allo sviluppo della situazione. Nessuna restrizione viene posta agli scambi dal resto della Germania e nessun Paese membro della UE, quindi, potrà imporre limitazioni alla circolazione di carni e prodotti a base di carne ottenuti dalla macellazione di suini provenienti da zone della Germania diverse da quella individuata dalla Commissione.

Diversa è la posizione dei Paesi terzi.
Alcuni hanno già adottato provvedimenti restrittivi alle importazioni di prodotti suini dalla Germania: il MAFF giapponese (Ministry of Agriculture, Forestry and Fisheries) ha aggiornato la lista dei Paesi riconosciuti liberi da Peste suina africana, delistando la Germania a far data dall’11 settembre, analoga decisione è stata assunta da Corea del Sud e Cina. Con particolare riferimento alle restrizioni adottate dalla Cina, queste giungono alla vigilia di importanti negoziati con la UE su commercio e su investimenti, che la Cina spera di poter concludere entro la fine dell’anno e in cui la Germania svolge un ruolo chiave. Il Ministero cinese dell’Agricoltura e GACC hanno dichiarato che tale decisione ha lo scopo di “proteggere l’industria zootecnica e prevenire la diffusione della malattia” ma molti osservatori ritengono che il divieto possa avere più a che fare con considerazioni politiche che con preoccupazioni per il comparto suinicolo cinese. Il Ministero dell’Agricoltura tedesco ha annunciato di aver avviato contatti con il Governo cinese, al fine di ottenere una limitazione del divieto di importazione esclusivamente alla carne di maiale prodotta nell’area effettivamente colpita dalla malattia, sulla base del principio di regionalizzazione. Questo, ovviamente, ridurrebbe il comunque duro contraccolpo per ’industria suinicola tedesca.

La Cina, infatti, rappresenta circa la metà del consumo mondiale di carne suina e la Germania è il suo terzo fornitore dopo Stati Uniti e Spagna; le importazioni cinesi di carne suina tedesca sono più che raddoppiate nei primi quattro mesi di quest’anno rispetto all’anno precedente: l’export di carne suina verso la Cina è stato pari a 835 milioni di euro nella prima metà del 2020, rispetto a 1,2 miliardi di euro dell’intero scorso anno. Casi di PSA nei cinghiali sono ancora stati segnalati, nei mesi di agosto e settembre, in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Russia, Slovacchia, Ungheria, Polonia e Romania, con i livelli più alti in questi ultimi tre Paesi. Anche i focolai nei suini domestici nell’Europa orientale sono, purtroppo, in aumento: i principali Paesi colpiti sono Polonia, Romania e Russia. Dalla mappatura dei focolai è evidente che la malattia nei cinghiali si stia lentamente diffondendo verso Ovest, verso l’Austria.