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L’attuazione degli accordi commerciali dell’UE nel 2019: i benefici per le imprese europee

Lo scorso 12 novembre 2020 è stata pubblicata la Quarta relazione annuale della commissione al parlamento europeo, al consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni sull’attuazione degli accordi commerciali dell’UE 1º gennaio 2019 - 31 dicembre 2019. Il documento pone l’attenzione sull’attuazione degli accordi commerciali dell’Unione europea nel 2019, mostrando i vantaggi della costruzione e continua espansione della rete di partner tra i Paesi terzi: attualmente, infatti, l’UE ha concluso 45 accordi commerciali che coprono 77 Paesi suddivisi nelle seguenti macro aree:

Asia (2): nel 2019 l’UE ha applicato accordi commerciali preferenziali con tre economie asiatiche: Corea del Sud, Giappone e Singapore. Tali accordi aiutano le imprese dell’UE a rimanere competitive anche alla luce degli accordi commerciali recentemente conclusi tra Paesi terzi, quale l’accordo globale e progressivo di partenariato transpacifico di cui fanno parte sia il Giappone che Singapore che contribuisce a rafforzare le norme internazionali su cui si basano gli impegni non tariffari sottoscritti. I recenti accordi con Singapore, membro dell’Associazione delle nazioni del Sud- Est asiatico (ASEAN), e con il Giappone rappresentano importanti punti cardine per l’intera regione che le imprese dell’UE possono utilizzare per espandere le loro attività nei Paesi vicini. L’accordo di libero scambio tra l’UE e la Corea del Sud è in vigore da otto anni e ha comportato vantaggi sia per l’economia dell’UE (+4,4 miliardi di EUR) che per l’economia sudcoreana (+4,9 miliardi di EUR).

Americhe (5) troviamo: 1) l’accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA): durante questo secondo anno di applicazione provvisoria del CETA, la Commissione europea ha compiuto ulteriori progressi in termini di attuazione, se da un lato ha infatti segnalato alcuni ostacoli agli scambi (esportazioni agricole), dall’altro ha continuato a intensificare e arricchire la sua agenda di cooperazione con il Canada su questioni di interesse comune (quali le PMI, le questioni di genere e i cambiamenti climatici) sia a livello bilaterale che multilaterale. Favoriti dal CETA, gli scambi bilaterali di merci e servizi hanno continuato a crescere fino a raggiungere i 92 miliardi di EUR. 2) quattro accordi commerciali con 11 Paesi dell’America latina: Messico, Cile, i partner andini Colombia, Ecuador e Perù e i sei partner dell’America centrale (Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama). Una volta entrato in vigore l’accordo UE-Mercosur, l’Unione intratterrà relazioni commerciali preferenziali praticamente con tutti i Paesi dell’America latina, ad eccezione della Bolivia e del Venezuela (più di qualsiasi altra regione e alla pari dell’EFTA). Per i partner dell’America latina, il fatto che l’UE abbia soppresso i suoi dazi sulla maggior parte dei prodotti li aiuta a diversificare le loro esportazioni e a integrarsi meglio nelle catene del valore e nell’economia mondiale. Per le imprese dell’UE, gli accordi offrono nuove opportunità in mercati emergenti con un elevato potenziale di crescita nonché l’accesso a materie prime e fattori produttivi essenziali per l’industria e l’agricoltura. Il ruolo dell’UE in America latina rimane incisivo: in America latina l’UE rappresenta la principale fonte di cooperazione allo sviluppo e di investimenti esteri diretti, nonché il terzo partner commerciale dopo Stati Uniti e Cina.


Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente (8): sono entrate in vigore all’inizio del 2000 zone di libero scambio nell’ambito dei più ampi accordi di associazione con i seguenti Paesi: Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Israele, Palestina, Marocco e Tunisia. L’UE è il primo partner commerciale per tutti questi Paesi ai quali offre relazioni privilegiate (la maggior parte degli scambi di prodotti industriali tra l’UE e questi partner è attualmente esente da dazi) basate su un impegno reciproco a favore di valori comuni.

Balcani Occidentali (6): accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA) con tutti e sei i Paesi: Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Kosovo. Tutti i Balcani occidentali hanno una chiara prospettiva europea, da ultimo ribadita in occasione del vertice dei Balcani occidentali tenutosi il 6 maggio 2020. Negli ultimi 10 anni gli ASA hanno agevolato gli scambi commerciali tra l’UE e la regione: nel 2019 le esportazioni dell’UE verso i Balcani occidentali sono aumentate del 4,4%, con un avanzo commerciale per l’UE di 8,9 miliardi di EUR. Le importazioni dai Balcani occidentali sono aumentate del 3%.

Svizzera, Norvegia, Turchia (3): nel 2019 il totale degli scambi bilaterali di merci con la Svizzera ha superato i 257 miliardi di EUR, facendo della Svizzera il quarto partner commerciale dell’UE e il primo Paese partner dell’UE nell’ambito degli accordi preferenziali. La UE e la Norvegia intrattengono relazioni commerciali nell’ambito sia dello Spazio economico europeo (SEE) che dell’accordo bilaterale di libero scambio del 1973. Nel 2019 gli scambi bilaterali totali di merci tra l’UE e la Norvegia ammontavano a 106 miliardi di EUR. La Turchia è il secondo Paese partner commerciale preferenziale dell’UE in ordine di importanza nonché quello di più lungo corso, e il sesto partner commerciale in generale. Le relazioni commerciali tra l’UE e la Turchia sono disciplinate dall’unione doganale del 1995 per i prodotti industriali e taluni prodotti agricoli trasformati, oltre che da due accordi commerciali preferenziali bilaterali riguardanti rispettivamente i prodotti agricoli e quelli del carbone e dell’acciaio.

Africa, Caraibi E Pacifico (7): questi Paesi sono tra le economie in più rapida crescita al mondo. In particolare, negli ultimi dieci anni gli scambi commerciali tra l’UE e l’Africa subsahariana sono raddoppiati e gli investimenti delle imprese europee in Africa hanno raggiunto i 200 miliardi di EUR, con un enorme potenziale di espansione. Per quanto riguarda gli scambi e gli investimenti l’UE rimane il principale partner per la maggior parte dei paesi ACP, in particolare per quelli che attuano un Accordo di Partenariato Economico con l’UE. Nel 2019 erano 31 i Paesi che avevano attuato accordi di partenariato economico con l’UE: 14 nell’Africa subsahariana, 14 nei Caraibi e tre nel Pacifico. La Relazione propone, all’interno del contesto generale degli accordi commerciali, un quadro specifico riguardante gli Scambi di prodotti agroalimentari per il quale nel 2019 il commercio agroalimentare dell’UE con i partner preferenziali è aumentato, sia in termini assoluti (valore dei prodotti oggetto di scambi) sia in termini relativi rispetto agli scambi complessivi di prodotti agroalimentari dell’UE.
Gli scambi agroalimentari dell’UE con i Paesi partner commerciali preferenziali hanno contribuito per il 35 % circa agli scambi di prodotti agroalimentari dell’UE con Paesi terzi, rappresentando rispettivamente il 30% e il 40% del totale delle esportazioni e delle importazioni agroalimentari dell’UE. Le esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE nell’ambito di accordi preferenziali sono aumentate dell’8,7% (+4,4 miliardi di EUR), mentre il totale delle esportazioni agroalimentari verso il resto del mondo è cresciuto del 7,6%.


La protezione delle Indicazioni Geografiche negli accordi commerciali dell’UE sta diventando sempre più importante, in quanto la quota di IG protette nelle esportazioni dell’UE è in aumento: la quota di prodotti IG+STG (specialità tradizionale garantita) nelle esportazioni dell’UE verso i Paesi terzi è aumentata del 56% in termini valore, per un totale pari a 17 miliardi di EUR.

Le due principali categorie di prodotti agroalimentari a indicazione geografica esportate in Paesi terzi sono state i formaggi e i prodotti a base di carne, dove i contatti regolari tra esperti in materia di misure sanitarie e fitosanitarie contribuiscono al superamento degli ostacoli commerciali sia potenziali che esistenti. In conclusione, la Relazione evidenzia che nel 2019 nonostante la perdurante crisi dell’OMC e le tendenze protezionistiche e a dispetto di un rallentamento del commercio e degli investimenti a livello mondiale, gli accordi commerciali dell’UE hanno continuato ad agevolare lo scambio equo di merci, servizi e investimenti, a consolidare il quadro delle norme internazionali, a promuovere obiettivi di sostenibilità e a contribuire alla dimensione internazionale della politica industriale dell’UE.

Tali accordi possono apportare un contributo essenziale alla ripresa dalla pandemia mondiale di Covid-19, che secondo le previsioni nel 2020 si tradurrà in una contrazione dell’economia dell’UE pari all’8,3%. Secondo la Commissione europea, in un momento in cui l’economia dell’Unione è in crisi, il commercio internazionale è più che mai essenziale e, per favorire l’export dell’UE, ha recentemente lanciato il nuovo sito web, Access2Markets, e promosso standard internazionali relativi ai diritti dei lavoratori e all’ambiente all’interno degli accordi commerciali.

(fonte: L'Industria delle Carni e dei Salumi - 02/2021)