25 Giugno 2026

Coesistenza proteica

(di Pietro Paganini, Temple University Philadelphia – Competere.eu)

Il futuro non si costruisce escludendo alimenti. Al Parlamento europeo, con Competere e Carni Sostenibili, abbiamo presentato “A spasso con Lucy”, un libro che parte da una domanda semplice, solo in apparenza: che cosa ci ha resi umani?

Che cosa ci ha resi umani?

Mentre tutti discutono di intelligenza artificiale, rischi­amo di dimenticare l’intelligenza da cui tutto nasce: il cervello umano. E quel cervello non si è evoluto per caso. Si è sviluppato anche grazie all’accesso ad alimen­ti ad alta densità nutrizionale, comprese le proteine di origine animale. È da qui che dovrebbe ripartire il dibattito. Non da slogan, divieti o contrapposizioni ideologiche, ma dalla complessità. Oggi, invece, il ci­bo rischia di essere trattato come il nuovo tabacco. Prima le bevande alcoliche, poi lo zucchero, poi le carni rosse, poi gli alimenti trasformati. Ogni volta si individ­ua un nemico, lo si carica di colpe sanitarie, ambientali e morali, e si costruisce attorno a esso una narrativa pubblica semplificata.

Vietare non educa: il rischio della nuova cultura alimentare europea

Il caso di Amsterdam, prima capitale europea ad ap­provare un divieto sulla pubblicità della carne negli spazi pubblici, è un segnale culturale importante. Fa il paio con le etichette sanitarie previste in Irlanda per le bev­ande alcoliche e con il tentativo del Belgio di introdurre warning obbligatori nella pubblicità degli alcolici. Al di là dei singoli dossier, emerge una tendenza: non educare alla scelta, ma restringere progressivamente lo spazio della comunicazione alimentare. È un errore di metodo prima ancora che di merito.

Perché nel presente e nel futuro nessun nutriente e nessun alimento possono essere esclusi se vogliamo sfamare il mondo in modo sicuro, equilibrato e accessibile. Per questo preferisco parlare di coesistenza proteica, non di transizione pro­teica. “Transizione” è una delle parole preferite dai de­cisori di Bruxelles, ma non è mai neutrale. Suggerisce implicitamente un abbandono: dalle proteine animali a quelle vegetali, dal passato al futuro, dal problema alla soluzione. Non dobbiamo cadere in questa trappola linguistica. La realtà è molto più articolata.

Dalla competizione ideologica alla coesistenza proteica

Le proteine animali, vegetali, da fermentazione o da nuove tecnologie non devono essere messe in guerra tra loro. Devono essere comprese, integrate e valu­tate per funzione nutrizionale, qualità, biodisponibil­ità, accessibilità, sostenibilità reale e ruolo culturale. La sicurezza alimentare non nasce dalla sostituzione ideologica, ma dalla pluralità delle fonti e dalla capacità di combinarle in modo intelligente.

Per l’industria delle proteine animali, e in particolare per settori come quel­lo delle carni e dei salumi, questa è una sfida decisiva. Non basta più difendere il prodotto. Bisogna spiegare il suo ruolo dentro un sistema alimentare equilibrato, innovativo e responsabile. Bisogna comunicare meglio il valore nutrizionale, il legame con i territori, il migliora­mento delle pratiche produttive, il benessere animale, la sicurezza e la tracciabilità. Ma serve soprattutto un salto culturale: competere sul mercato e cooperare nella costruzione di una nuova grammatica del cibo. Se ogni filiera pensa solo a difendersi da sola, il risul­tato sarà un progressivo restringimento dello spazio pubblico per tutti.

La coesistenza proteica è quindi più di una formula. È un metodo. Significa riconos­cere che salute pubblica, sostenibilità, libertà di scelta e sicurezza alimentare non si costruiscono eliminando alimenti, ma aiutando cittadini, imprese e istituzioni a comprenderne il valore, i limiti e il corretto equilibrio.

Il futuro del cibo non sarà nell’esclusione. Sarà nella ca­pacità di integrare, innovare e scegliere meglio. Questo messaggio va portato forte e chiaro a Bruxelles, prima che si colpiscano nutrienti chiave come le proteine an­imali e poi ci si trovi, alla prossima crisi internazionale, a cercarli disperatamente.

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