9 Dicembre 2025

Le nuove linee guide dietetiche USA potrebbero rivalutare il ruolo della carne

(Di Sebastiano Brancoli)

Nel settore alimentare USA, l’evento più atteso del 2025 è la pubblicazione delle nuove linee guida dietetiche per il paese (Dietary Guidelines for Americans, pubblicate ogni 5 anni), da parte dell’United States Department of Agriculture (USDA) – Ministero che ha giurisdizione sui prodotti a base di carne – in collaborazione con la Food and Drug Administration (FDA).

L’edizione 2025 dovrebbe riflettere pienamente il nuovo approccio all’alimentazione promosso da Robert F. Kennedy Jr. – neo Segretario del Department of Health and Human Services (HHS), il dicastero a capo dell’FDA – nell’ambito del suo programma Make America Healthy Again (Rendiamo l’America di Nuovo Sana) o MAHA.

UN CAMBIO DI ROTTA?

Attesa per settembre, la pubblicazione delle nuove linee guida – che godono di notevole visibilità a livello mediatico e nel settore sanitario – è stata rimandata a dicembre. Secondo anticipazioni che si basano su affermazioni di Kennedy, le Guidelines dovrebbero dare maggior peso al consumo di cibi integrali, compresi grassi saturi provenienti da carne e latticini. Nel luglio scorso, durante un evento con rappresentanti del settore dei gelati, Kennedy ha citato recenti studi che dimostrano l’importanza e il ruolo benefico di proteine e grassi nell’alimentazione.

Qualora questa novità venisse confermata, si tratterebbe di una notevole inversione di rotta dopo che, per quasi 40 anni, queste linee guida hanno suggerito di limitare drasticamente il consumo di grassi e carne. La rivalutazione del consumo di grassi saturi da proteine animali sarebbe anche in piena controtendenza rispetto ai trend normativi nel settore, compresa l’FDA guidata da Kennedy. Infatti, proprio l’FDA ha recentemente proposto l’introduzione di una nuova mini-tabella nutrizionale, la Nutrition Info Box – da posizionare nella facciata principale delle confezioni di prodotti alimentari – che metterebbe in evidenza livelli eccessivi di grassi saturi, sodio e zuccheri aggiunti.

L’APPROCCIO CALIFORNIANO

Inoltre, proprio Kennedy ha annunciato l’intenzione di elaborare, insieme all’USDA, una definizione di alimenti ultra-processati (ultra-processed foods o UPF) che possa servire da base per nuove restrizioni a livello normativo. Mentre FDA e USDA provano ad arrivare a una definizione condivisa, lo Stato della California li ha recentemente battuti sui tempi, passando una legge che definisce gli alimenti UPF e ne vieta l’uso nei pasti offerti dalle mense delle scuole pubbliche californiane.

L’approccio adottato dalla California è certamente importante, in quanto da decenni la normativa dello Stato contribuisce a definire e influenzare gli standard adottati a livello nazionale in molti settori, dai livelli di emissione dei veicoli al bando dell’uso di certi coloranti e sostanze chimiche negli alimenti. La nuova legge californiana considera alimenti UPF quelli con livelli elevati di grassi saturi, sale o zuccheri aggiunti e formulati con determinati additivi come certi coloranti, emulsionanti, addensanti o sostanze aromatizzanti. Inevitabilmente, questa definizione impatterà quella in fase di elaborazione a livello federale da FDA e USDA.

Sarà quindi interessante vedere come verrà superata questa potenziale contraddizione. Se, da un lato, le nuove linee guida potrebbero riabilitare il consumo di grassi saturi provenienti da proteine animali, anche a livello nazionale si va verso una definizione di alimenti UPF che vorrebbe vincolare il consumo di questi grassi. Probabile che si arrivi a una distinzione tra grassi da fonti naturali e quelli processati a livello industriale da fonti come mais, soia, etc. Inoltre, la legge californiana crea un’esenzione per minimally processed foods, categoria di prodotti che dovrebbe coprire la maggior parte dei nostri salumi. Vedremo se la definizione federale seguirà il trend californiano anche in questo.

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