13 Ottobre 2025

Presentato alla Camera il docufilm “World Without Cows”

(di Giada Battaglia)

Il 16 settembre scorso, nella Sala Matteotti del­la Camera dei Deputati, abbiamo assistito alla proiezione del docufilm World Without Cows, realizzato dai giornalisti Michelle Michael e Brandon Whitworth. Il documentario esplora l’ipotesi di un mondo senza allevamenti, analizzando gli impatti eco­nomici, ambientali e sociali di un simile scenario, fino a interrogarsi sulla nostra stessa sicurezza alimentare.

Al termine della proiezione, il dibattito ha visto intervenire Fabrizio Benzoni, promotore dell’evento e membro della Commissione Attività Produttive della Camera, Caterina Avanza, responsabile agricoltura di Azione e segretaria generale dell’intergruppo zootecnia sostenibile del Parlamento Europeo, Giuseppe Pulina, Ordinario di Etica e sostenibilità degli allevamenti all’Università di Sassari, e Andrea Capitani, General Manager di Alltech Italia. World Without Cows nasce dalla necessità di ri­spondere con dati rigorosi e superando semplificazioni e pregiudizi alla domanda “Cosa accadrebbe se si smet­tesse di allevare bovini?” Per questo gli autori hanno viaggiato per tre anni in oltre 40 Paesi, raccogliendo testimonianze e dati sul ruolo dei bovini per salute, nu­trizione, clima, cultura ed economia.

L’ALLEVAMENTO E LE FAKE NEWS

La proiezione ha rappresentato anche un’occasione per fare il punto sul comparto italiano ed europeo e sottolineare l’importanza strategica dell’allevamento per la filiera agroalimentare e la sicurezza alimentare nazionale. Fabrizio Benzoni ha commentato: “Ho ac­colto con favore la richiesta del gruppo Agricoltura di Azione di proiettare World Without Cows, seguita da un confronto con il professor Pulina dell’Università di Sassari”. Dal canto suo, Caterina Avanza ha sottolineato: “L’allevamento è un settore spesso vittima di disinfor­mazione perché in pochi sanno come si fa una bistecca. È facile credere a qualsiasi fake news.

La proiezione di documentari scientifici come World Without Cows all’interno della Camera e del Parlamento europeo, nonché l’apporto di scienziati e ricercatori, sono fondamentali affinché vengano prese decisioni non ideologiche che garantiscano la perennità di un settore economico così importante e centrale per la nostra alimentazione”. Sul tema di un mondo senza allevamento, Giuseppe Pulina ha osserva­to: “Senza vacche, avremmo meno proteine della carne e del latte, meno biodiversità, meno presidio umano, meno ricchezza, meno lavoro e meno piatti delle tra­dizioni gastronomiche”. “Ma non basta – ha proseguito il professore – se pensiamo che il nostro stesso nome, Italiani, deriva dall’antico Vitaliani, allevatori di vitelli, è evidente che senza vacche non saremmo solo un Paese con meno animali, ma con meno identità”.

Pulina ha anche chiarito il contributo delle attività zootecniche nel mitigare il cambiamento climatico: “L’agricoltura è l’unico settore che emette e as­sorbe gas serra nello stesso luogo e allo stesso tempo, per cui quando parliamo di filiere zootecniche occorre fare il bilancio fra quanto emesso e quanto assorbito dall’agroecosistema”. Infine, ha continuato il professore: “Le mandrie governano gli spazi silvopa­storali perché tengono aperti prati e radure, riducono le biomasse che, accumulate, alimenterebbero incendi distruttivi, e favoriscono mosaici di biodiversità tra er­bai, fioriture e insetti utili. Inoltre, il bovino da grande ruminante è capace di ‘organicare’ l’azoto, trasforman­do molecole vegetali altrimenti inutilizzabili (o persino problematiche) in proteine nobili, come latte e carne, rendendo un servizio ecosistemico spesso ignorato quando si parla di cicli biogeochimici.

Eliminando i bovini perderemmo sia gestione ecosiste­mica che biodiversità, e paradossalmente finiremmo per importare carne da sistemi con impronte ambien­tali peggiori”. Riflettere su un mondo senza allevamen­ti significa comprendere che ogni scelta alimentare e agricola ha ripercussioni profonde sul clima, sull’eco­nomia, sulle tradizioni e sul futuro delle generazioni che verranno. Sarebbe auspicabile una proiezione di questo docufilm in prima serata.

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